
La stagione del silenzio
è vestita di nebbia e respiri
a muoversi lievi fra labbra chiuse
e conchiglie di illusioni svanite
Tradita da false emozioni
si nutre adesso d'antiche memorie
da cogliere in un riflesso febbrile
quando nuda giace riversa
su un soffice letto di neve e di fiori
Supplice come un ramo
piegato da mille inverni
attonita come una stella dimenticata
all'ultima stazione del nulla senza fondo
Oh lei non ha colpa se il tempo
ha ucciso i suoi giorni più belli
e la sua immagine ora ha assunto
la sembianza deformata
di un solenne abbandono
No non guardate il suo sguardo perso
nella danza del vuoto poichè
ella freme dilatata dalle concavi ombre
germinate dal suo stesso tormento
che aspettano stese al di là dello specchio
il simbolo vano di un primordiale torpore
ove la carne ancor dorme scavata
dentro amarezze inscheletrite, d'arsura levigata
Cosi ha espatriato lo spirito in quel luogo
d'assoluta meraviglia dove il profumo del vento
è quello dei ciclamini in fiore e il cielo solo
un guscio di quiete non sempre raggiungibile
da chi non sa riconoscere amore
Chi le restituirà ?
L'orgoglio e la dignità ferita
da una crudele sorte...
Il colore e la speranza
di un soffio di primavera
Chi asciugherà?
Le macchie del suo sangue
seminate qua e là sui muri dell'eterno
simili a rossi papaveri caduti all'improvviso
su un campo per mano del divino
La stagione del silenzio
ha pupille di vetro e polveri amorfe
di ore che si muovono lente
a cadenzare evanescenze ondulate
E non è mai sul posto
in cui sembra
ma oltre
con la tua vita,partita
per un lungo viaggio
nel quale tu sei rimasta
-altrove.
Carolina Parrilla
Ispirazione su immagine di Guido Zuffetti
è vestita di nebbia e respiri
a muoversi lievi fra labbra chiuse
e conchiglie di illusioni svanite
Tradita da false emozioni
si nutre adesso d'antiche memorie
da cogliere in un riflesso febbrile
quando nuda giace riversa
su un soffice letto di neve e di fiori
Supplice come un ramo
piegato da mille inverni
attonita come una stella dimenticata
all'ultima stazione del nulla senza fondo
Oh lei non ha colpa se il tempo
ha ucciso i suoi giorni più belli
e la sua immagine ora ha assunto
la sembianza deformata
di un solenne abbandono
No non guardate il suo sguardo perso
nella danza del vuoto poichè
ella freme dilatata dalle concavi ombre
germinate dal suo stesso tormento
che aspettano stese al di là dello specchio
il simbolo vano di un primordiale torpore
ove la carne ancor dorme scavata
dentro amarezze inscheletrite, d'arsura levigata
Cosi ha espatriato lo spirito in quel luogo
d'assoluta meraviglia dove il profumo del vento
è quello dei ciclamini in fiore e il cielo solo
un guscio di quiete non sempre raggiungibile
da chi non sa riconoscere amore
Chi le restituirà ?
L'orgoglio e la dignità ferita
da una crudele sorte...
Il colore e la speranza
di un soffio di primavera
Chi asciugherà?
Le macchie del suo sangue
seminate qua e là sui muri dell'eterno
simili a rossi papaveri caduti all'improvviso
su un campo per mano del divino
La stagione del silenzio
ha pupille di vetro e polveri amorfe
di ore che si muovono lente
a cadenzare evanescenze ondulate
E non è mai sul posto
in cui sembra
ma oltre
con la tua vita,partita
per un lungo viaggio
nel quale tu sei rimasta
-altrove.
Carolina Parrilla
Ispirazione su immagine di Guido Zuffetti
postato da: sognodiluce alle ore 08:06 |
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categoria:poesia, percorsi, cose cosi, immagini e parole, nuda, il fiume di kurtz
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