endecasillabi | sogni e stelle
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sono quel che vuoi che sia, ma ancora non so di essere... forse vorrei o potrei essere... sono..... La mia mail scarlet_1@hotmail.it


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sabato, 26 aprile 2008
Title: Eolo

Era la stagion ove spente foglie
per man del fiato ch'ogni cosa scioglie
 ruinando lievi sulle vie già sgombre
dall'aere ricadean in stormo d'ombre

Quand'io vagando senza alcuna meta
l'orma poggiai su una strana pineta
Colà sommesso un respiro vibrava
forse  un sogno  o una stella che brillava

Ma poscia ch'i fui giunto piu' vicino
s'alzava il sol nel cielo del mattino
Allor guardai oltre il limitar dei rami
n'oscura grotta sorger tra i fiorami

In quell'antro sedea canuto e lasso
n' omo che parea aver il collasso
e mosse innanzi a me mostrando il volto
si truce, ch' ancor meco l'ansia porto

Dopo lungo tempo li m'accomodai
e davanti al vegliardo m'inginocchiai
di fianco a lui  sedean i sette figli
 che tra le dita tenean bianchi gigli

Mentr'io mirava quello strano loco
Parlò costui si piano e parea fioco
Io son Eolo re di tutti li venti
or incanutito dagli spaventi

Costi e colà  la mi degna progenie
che ad ogni respiro sempre dà in smanie
qui è zefiro ,mistral e tramontana
di lavoro lei fa la sagrestana

ed è donna di nobile virtute
in quanto sta in mezzo alle prostitute
alfin c'è libeccio,cecia e schirone
quel che getta tutto dentro al burrone

Orsu' non far quell'espressione smorta
dimmi la cagion  che fin qui ti porta
in quell'attimo inzio' a starnutire
frattanto s'era fatto l'imbrunire

Pregna d'umido gelo si fè l'ora
e al mio andar quel tal s'asciugava ancora
gagliardo e forte usciva lo starnuto
si da non poter esser trattenuto...

Quivi sospirosi guaiti e lamenti
immanente  d'un passo sull'attenti
fui tosto  pronto e svelto a indietreggiare
e sinanco oggi mi sto a scompisciare.

*

Carolina Parrilla



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mercoledì, 23 aprile 2008
Title: Cassandra

Oh fu in quell'alba nebulosa e oscura
il fatal di ov'io nacqui per sventura
e il divinar mi cinse la favella
poscia l'ombra sua si fè su me istella

E Cassandra fu  l'infausto nome mio
progenie diversa per abominio
che predisse  senz'esser mai  creduta
finchè la profezia non fu adempiuta

L'amor d'un dio mi fè siffatto dono
per averli negato il mio abbandono
cosi or son costretta sera e mattina
a far di professione l'indovina

Ahi quanto è triste e amara tale sorte
 ognor maledetta più che la morte
profetar senza possanza o pecunia
deI vili achei  l'ingloriosa egemonia

Ma la voce mia fu eco nell'istante
in cui scissa fu l'aere da un'aliante
alfin qui e ora nulla ho da proferire
datemi un obolo e poi fatemi ire.

*

Carolina Parrilla




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