immaginazione | sogni e stelle
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sono quel che vuoi che sia, ma ancora non so di essere... forse vorrei o potrei essere... sono..... La mia mail scarlet_1@hotmail.it


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martedì, 22 luglio 2008

Era una serata abbastanza fredda di settembre in cui  s'avvertiva già quell'alito frizzante tipico dell'atmosfera autunnale Aleksei Volcic  osservava silenzioso i cupi colori del cielo appena sfumato d'un tenue color porpora, temeva quell'ora ove il vento sibilava quasi gemendo  il suo lamento, quando le prime ombre cominciavano a stendersi sui tetti della città e le prime luci occhieggiavano dai vetri delle casa conferendo a Mosca quasi un senso d'inquieto mistero
serpeggiante tra i viali del Parco della Vittoria già ricoperti da cumuli di foglie morte, giacenti ai piedi dei grandi alberi ormai quasi del tutto spogli.

Stranamente quella vista destava nel suo animo persieri colmi di nostalgia e lui stesso diventava malinconico come se un pò dell'amarezza presente nell'aria ridestasse in lui ricordi di giorni ormai dispersi tra i solchi del tempo...Con lo sguardo perso nel buio inseguiva il flebile luccicchio delle stelle riandando a ritroso negli anni e compiendo questo viaggio nei meandri della memoria, uno vago senso di gelo s'insinuva nelle sue ossa a tal punto  che neanche la pesante vestaglia di lana bastava a donarli calore...

Distingueva nitidamente l'orsa maggiore del gran carro e contemplando quello scintillio remoto affondava sempre più nelle tasche ,le mani deformatedall'artrite...
Tanti anni prima era stato primo violinista del Bolshoi , conosciuto e accalamato per il virtuosismo tecnico con cui faceva vibrare le note pizzicando con l'archetto le corde del suo Stradivari , ora il violino giaceva chiuso dentro la sua custodia di velluto abbandonato sul secretaire di mogano poco distante da lui , prima che la malattia lo costringesse all'inattività aveva l'abitudine di suonare un pezzo diverso subito dopo cena ciò gli conferiva quasi una sensazione d'euforiaca onnipotenza rimembrava nitidamente l'istante in cui mettendosi innanzi allo specchio impugnava con religiosa devozione lo strumento e poi sfiorandone delicatamente le corde ne faceva scaturire armonie di suoni talmente puri che egli stesso ogni volta rimaneva rapito  nell'estasi di quell'ascolto.

Adesso ormai giunto al capolinea della vita, guardava con ripugnanza le sue dita un tempo agili,contorte dal male e dall'età ...Oh avrebbe davvero desiderato un ultima volta ancora suonare il pezzo con cui era stato elevato al rango d'artista conosciuto in ogni parte del mondo la sonata del diavolo con cui aveva sedotto attraverso la magia musicale impressa alla composizione dalla sua personale interpretazione intere platee.Rammentava benissimo che quando suonava quel pezzo cadeva preda d'un strano trance semiipnotico sentendosi congiunto in mistica simbiosi al suo strumento.

Frattanto le ore lentamente eran passate e il pendolo appeso alla parete della stanza stava già battendo la mezzanotte , tutt'intorno un silenzio quasi irreale scandiva la solitudine notturna e appunto in questa ambigua quiete a un tratto Aleksey fu preso dall'insopprimibile bisogno di provare a suonare il suo violino....Cosi alzandosi dalla poltrona
raggiunse a fatica l'angolo del secreteire ove  da tempo lo aveva riposto e detto fatto si mise di nuovo come tante volte in passato aveva fatto davanti allo specchio.

Però un avvenimento particolare ebbe luogo in quell'attimo solenne ,dalla finesta all'improvviso spalancata da dita ignote era penetrata una presenza immateriale , indossava una candida veste che si scioglieva in numerose pieghe ondeggianti in aggrazzati movimenti e due ali dello stesso color della tunica si 'intagliavano nitide dietro alle sue spalle  , all'apparenza sembrava un angelo arrivato li per esaudire il suo desiderio o forse per porre fine alla sua vita inutile
Aleksey lo guardò con stupore e meraviglia ma senza alcun accenno di paura e mentre lo osservava si accorse che le sue mani non erano piu tremanti e contorte bensi salde e composte.

"Dimmi chi sei ? Chiese allo spirito stagliatosi innanzi ai suoi occhi"

"Quale importanza vuoi che abbia il sapere la mia identità
io posso essere tutti e nessuno , perfino l'altra parte di stesso che puoi ammirare riflessa sul piano lucido dello specchio....
 Guardati e poi rispondimi Quale immagine vedi ?"

Aleksey  oltremodo incuriosito,passandosi nervosamente una mano sulla fronte leggermente imperlata di sudore ubbidi all'ordine impartitoli dall'incorporea entità  e ponendosi di fronte alo specchio intravide sulla sua superfice il suo volto ringiovanito di parecchie primavere ...Comprese di trovarsi davanti al ritratto della sua vera personalità ovverossia osservava ivi proiettato il suo desiderio non filtrato dalla nebbia ingannevole del sogno.

"Prendi in mano il tuo violino ora e suona per me ! ...Non pensare,lasciati andare..."

Quindi con fare dapprima esitante poi sempre più deciso si apprestò a impugnare l'archetto. Come per incanto la sua mano sembrava scivolare magicamente sulla cassa dello Stradivari toccando e facendo vibrare le corde e ricavandone ritmi incalzanti e struggenti di note levatesi in un simultaneo susseguirsi d'echi  cristallini e seducenti ...Pure le stelle fino ad allora rimaste a brillare nel buio, leggermente appannate dalle nubi il quale, incalzate dal soffio del vento mutavano forma in continuazione,sembravano partecipare intensamente al fascino ammaliante emesso dalla musica,brillando con maggiore intensità ...

Aleksey aveva come l'impressione di fluttuare in uno spazio senza tempo e dimensione e il suo cuore batteva al ritmo impresso da quiell'istante fugace e incantato, provava una sensazione indescrivibile di serena quiete dentro l'anima simile a un evanescente illusione improvvisamente divenuta viva ....Alzò lo sguardo verso l'essenza il quale aveva reso possibile tutto questo per esprimerli il suo muto ringraziamento però con sorpresa si accorse di esser solo nella stanza solamente la finestra rimasta aperta attraverso cui penetrava il profumo familiare della terra bagnata dalla pioggia mista allo  scricchiolio crepitante delle foglie riverse al suolo, testimoniava che qualcosa era accaduto e non era stato tutto frutto della sua fantasia: magari soltanto l'amore per la sua arte che delicatamente aveva preso forma e consistenza quella notte...

La luce  gelida delle stelle illuminava  ora debolmente i viali del parco e già i primi raggi del sole facevano capolino nella stanza , lui era ancora seduto sulla sua poltrona e con la coda dell'occhio indugiava verso il punto da cui era comparsa l'entità venuta dal cielo -scomparsa dopo nel nulla, che per un momento col suo respiro aveva reso possibile ciò che lui semplicemente aveva soltanto immaginato, sentendosi lieto...

Nonostante tutto.

violino

Carolina Parrilla




Sussurrato da sognodiluce Ora: 09:52 commenti (5)
Si annida in: racconti, prosa, immaginazione
giovedì, 17 luglio 2008

Hai mai sentito
la voce delle luna quando triste il vento, ulula
 passando sopra alle ciglia ombrose
del cielo- il suo lamento...

E le fronde degli alberi
allor si incurvano al suo soffio
intagliando riflessi d'argento
  tra le sagome oblunghe delle foglie
che rigogliose s'ergono e si contorcano
-sinuose come anse tremule,accese di bagliori

La voce della luna ha il fragore
inconfondibile del respiro incessante
 delle onde oscillanti,il senso della vitae dell'amore
a sgranar attese d'alba nelle ore solitarie della veglia
con la cadenza ritmica dell'eterno
su sponde schiuse di celestiali vapori fumiganti

Ed è il sospiro muto della luce
innanzi al presagio greve
d'una malinconia in bilico tra il sogno e la preghiera
a innalzarsi quasi alito soave verso l'aria
per annunciar la fine del tormento

Ascolta !...Quel canto di sirena
levarsi cristallino sui sentieri
ove in silenzio, tu sei !

-Solo il nulla dissolto nel vuoto-
la spremuta d'un cuore morente,che più non batte
-l'euforia dell'istante fugace-
per profumare qui innanzi al sonno
[l' aroma lieto e violento]
d'un esistenza ormai svuotata entro se stessa...

E soltanto allora,
tu, conoscerai le barriere
di quel canto
che, cristallino va per silenti sentieri...

Oh! Poter assaporar l'euforia
del fugace istante
e profumar di quell'aroma
d'esistenza persa...

Ma ecco quel canto dolce
ripeter, come nenia,
una canzone...

Una canzone che
di tenerezza canta
e, teso l'ultimo traguardo,
va per assaporar il trionfo...

Sognodiluce & Rosemary3
  



Sussurrato da sognodiluce Ora: 10:50 commenti (5)
domenica, 13 luglio 2008

 

Tantissimi anni fa , alle pendici dei monti Pirenei si estendeva il Paese di Mira Mirò,
veramente era poco più di un piccolo fazzoletto di terra circondanto da grandi alberi perennemente fioriti,si perchè cari bambini dovete sapere che in questo angolo di Paradiso non esisteva l'inverno
e gli abitanti cosi potevano gustare la soave tenerezza dell'aria profumata di rose e di lavanda tutto l'anno.La natura rigogliosa col suo linguaggio ricco di suoni,aromi e colori faceva si che in questo luogo incantanto,la vita trascorresse con semplicità, nel rispetto dei veri valori di amicizia e amore verso il prossimo per cui ogni singolo componente si sentiva qui particolarmente sereno e nessun pensiero triste faceva capolino nelle menti poichè tutto era bello e pieno di magia. Uno scintillante  ruscello divideva le abitatzioni dal castello reale ove risiedevano il Re Ezhel e la Regina Mohar con le due figlie Azul ed Elisee ...Ai margini del maniero si poteva ammirare anche un delizioso bosco  dove abitavano sotto agli ombrelli dei funghi gnomi e folletti e inoltrandosi ancora piu' avanti tra il fitto fogliame di sempreverdi era situata la grotta del Grande Drago guardiano del tesoro dell'eterna felicità, riposto sotto la quercia che separava l'antro dal palazzo delle fate circondato da siepi ricolme di rose di ogni forma  e qualità...

Ogni anno in occasione dell'inizio della primavera si teneva una gran festa per celebrare il sole e la fertilità della valle,tutto il popolo allora si radunava nei giardini della reggia danzando e snocciolando i sacri riti propiziatori affinchè al regno venisse concesso un erede maschio, questo onde assicurare pace e stabilità con i paesi limitrofi,la dolce regina donna pia e costumata col passar del tempo diventava infatti sempre piu' malinconica e ormai disperava d'assicurare la tanto agognata discendenza al marito ma quell'anno alla vigilia dell'avvenimento, avverti quasi un presentimento che forse il suo desiderio si sarebbe avverato , cosi lieta partecipò alla generale euforia impegnando le ore antecedenti la festività con la composizione di ghirlande per la maggior parte costituite da leggiadre corolle di rose ...
 Finalmente giunse il giorno tanto atteso,naturalmente erano presenti anche le Fate molto amate dalla popolazione locale per via della loro bontà ...

E mentre la sovrana recitava la preghiera allo Spirito creatore di tutte le cose, predissero a ella che presto avrebbe generato il terzo figlio poi facendo tintinnare i loro campanellini eseguirono l'incantesimo necessario a realizzare l'evento...
Mohar con un sussurro imbarazzato le ringraziò, rinnovando loro l'invito a rincontrarsi in occasione della nascita del figlio ...Poco tempo dopo difatti scopri di essere incinta  e con gran gioia annunciò allo sposo la bella notizia.Dopo qualche mese durante una notte ove l'alito del vento sibilando faceva stormire le foglie sui rami e il luccicchio delle stelle era nascosto alla vista d'ognuno a causa della presenza di grossi banchi di nuvole che rendevano l'armosfera del posto inquietante e misteriosa venne al mondo il tanto sospirato figlio maschio a cui fu posto il nome di Jahir ...Bisogna sapere che a quell'epoca una nascita reale rappresetava il plus ultra delle scarse putroppo occasioni mondane,dunque fu accolta nel paese e interpretata come una benedizione divina ...

Si riaprirono per ciò le porte del castello a ogni abitante della valle compresi gli gnomi ,l'elfi e le fate
Ognuno portava con sè un dono pure i poveri non si erano presentati a mani vuote
Le fate e gli spiriti del bosco s'inchinarono per ultimi innanzi alla culla del neonato, la fata dei fiori fece dono della Bellezza, quella delle acque della perpetua giovinezza infine la fata del cielo stava per porgere il suo presente quando la strega del vicino villaggio fece non invitata da alcuno il suo ingresso e minacciosa si rivolse con voce stridula  all'infante ...

"Crescerai bello,sano e forte,benvoluto e ammirato da tutti  fino alla data del tuo quindicesimo compleanno per nessun motivo potrai cogliere le rose che circondano la caverna del Dragone , se non ubbidirai morirai  e niente potrà salvarti ..."

Detto fatto svani avvolta da una nuvola di fumo nerastro...La fata del cielo per attenuare il maleficio fece dono al fanciullo dell'immortalità non poteva annullare del tutto la potenza del sortilegio ma almeno ridurne i malefici effetti...Sgomenta tutta la corte cercava di confortare i sovrani il quale attoniti fissavano ancora il punto in cui la malvafia stega era sparita...
Passarono gli anni e il principe come predetto crebbe bello, saggio e buono, amava molto gli animali e si dedicava con impegno alla coltivazione di piante officinali da cui ricavava unguenti e tisane per curare la sua gente ... Il re aveva dato ordine di recidere tutte le rose coltivate nei viali e nei giardini del Regno, cercando in tal maniera di salvare il figlio dal malefico incantesimo gettato dalla strega. Venne purtroppo il giorno del suo quindicesimo genetliaco e stranamente quella mattina il ragazzo si sentiva triste non c'era un motivo plausibile a questo stato d'animo quando si ritrovò a imboccare il sentiero per il bosco e a un certo punto osservando i vividi riflessi dell'aurora ricamare archi di luce tra i rami degli amberi secolari si senti afferrare da un un spiegabile sensazione di smarrimento, era come se improvisamente avesse perso la cognizione del tempo e dello spazio e ogni cosa stava li inerte,compresa la soffice brezza che solitamente disegnava leggere onde tutti'intorno...

Nel frattempo, giunto alle soglie della caverna rimase estasiato alla vista delle splendide rose dalle intense tonalità e fragranze che rigogliose crescevano nelle vicinanze
"Oh quanta bellezza , esclamò stupefatto ! Chissà forse potrei coglierne qualcuna e portarla con me
di certo la mia augusta madre e le mie dolci sorelle ne sarebbero felici "
e prontamente s'apprestò a metter in atto il suo proposito..
Ma non appena la sua mano venne a contatto con i petali del fiore , egli cadde al suolo e in apparenza morto,però visto che gli era stato concesso il dono dell'immortalità era soltanto sprofondato in un lungo sonno...

Frattanto a corte il Re e la Regina accortisi della scomparsa del figliuolo avevano allertato le guardie per andarlo a cercare ...Dopo molte ore fu ritrovato esanime con la rosa ancora stretta nel palmo
Fu interrogato l'oracolo delle rocce e dei silenti muschi,in modo da trovare un antidoto al sortilegio
e il vecchio saggio attingendo a tutti i suoi poteri cosi profetizzò:"Dovete entrare nella caverna del Grande Dragone e rapire una scaglia della sua corteccia, infine sfregarla sulle dita offese
 in tal maniera vostro figlio si desterà non ricordando più nulla di quanto  oggi accaduto e sarà immune all'incantensimo a lui rivolto...

Ezhel udito il responso senza esitazione si apprestò a varcare l'ingresso della spelonca , fortunatamente il Dragone dormiva, lesto sfilato lo stiletto che portava infisso nella cintura velocemente  tagliò la preziosa scaglia e in gran fretta usci dal buio anfratto...Per fortuna il Grande Drago non si era destato altrimenti si che sarebbero stati guai seri e raggiunto il luogo in cui il principe giaceva addormentato,vigorosamente passò la scaglia sui suoi polpastrelli
-aprendo gli occhi il giovine si meravigliò di tutta quella moltitudine radunata li...

Naturalmente non ricordava nulla di quanto successo e abbracciando i genitori si accorse di tenere ben salda dentro al pugno,una meravigliosa rosa corallina con tono solenne rivolgendosi alla Regina,disse:
"Madre ho colto questo fiore a me sconosciuto per fartene omaggio in questo posto ce ne sono tantissimi
desideravo prenderene qualcuno per piantarlo nei giardini reali affinchè tutti possano ammirarne labellezza e avvertirne l'aroma ...

La Regina commossa rispose :
"Prendine pure quante ne desideri Figlio mio e sia premiato il tuo buon cuore poichè hai sempre
 un pensiero gentile per tutti e le tue azioni sono rivolte al bene del nostro popolo
 coltiverai tu stesso queste soavi corolle ...

 Da oggi sarai conosciuto come Il Principe delle rose il quale saranno l'emblema del nostro regno ogni Primavera al loro sbocciare, ricorderemo questo giorno lieto e in compagnia dello sposo e dei figli lentamente s'avviò in direzione del maniero spargendo petali di rosa per i dintorni - felice....

Carolina Parrilla

A todos

CPC

*

A chi nel cuore è ancora un bambino

a tutti i piccoli d'ogni età

grazie perchè è bellissimo essere sempre bambini


 



Sussurrato da sognodiluce Ora: 17:17 commenti (2)
mercoledì, 09 luglio 2008

 

Un bel di un non sò di quale anno
 poverette le parole con affanno
  si trovarono per burla in tribunale
a risponder di reato intenzionale

Soavi Madonne e dotti Messeri
gentili dame.. intrepidi  cavalieri
  fu cosi' che per inganno della sorte
per loro dell'aula si schiusero le porte

Magari  beffa di menti deviate
egregia opera di forme travisate
oppur prodigio di vaghe stelle immote
quel di in cui furon espropiate

Nell'eco impresso dall'ardor del suono
quando in mezzo al general frastuono
la corte decise di tagliare lor le gambe
e l'accusa fra le tante cose strambe

In breve fu quella di limitare
d'un rosso core il fiero palpitare
ed ora  piangon la sentenza amara
la qual ogni bugia dal vero il vano separa

Domani si vedrà se questa fu solenne verità
nel divenir del tempo a farsi fiato d'eternità
poichè l'esser buggerato non esiste
 in quanto duole constatar che persiste

Ohimè l'implacabile legge del menga
e chi lo piglia in poppa se lo  tenga
quando nel dolce refluire delle ore
sol silenzio matura come  fiore

Questa è la filastrocca per gli ingrati
 che manco di Dio sono timorati
questa è la tiritera degli sciocchi
che tuttora vanno errando senza occhi

Dite la vostra che io ho detto la mia
 tremula foglia che vola  mia
a cantar pur la soave litania
vagando sciolta d' ogni tirrania.

Carolina Parrilla



Sussurrato da sognodiluce Ora: 13:03 commenti (5)
lunedì, 07 luglio 2008

Udite la sua voce in lontananza
- eco a diramarsi dal fondo d'una via...
D'un uomo bizzarro col cilindro sulla testa
 [ sagoma a fluire]
simile a profilo d'ombra maturato
 senza origine dall'aria
 E viene innanzi esile come la linea
  che divide il falso dal veritiero
-quella che cade lieve e non dura -
quando s'avvicina al baricentro degli occhi...

E' il venditore di fumo
con la giara del nulla nella mano
[bolle di sapone ]
i sogni e le  illusioni sciolti tra le dita...
  Chi ha colorato l''iridescente acqua contenuta li dentro?
Chi ha dipinto d'azzurro i fiori della neve?
Per dar un pò di serenità all'inquieta alma
adesso traboccante di quei frutti che più non ci sono ..
E' lui ! Miraggio evanescente emerso da un altro mondo
  di stelle cresciute sull'acqua in una notte blu
[prima del sonno]
che mercanteggia attimi  dispersi
 divenuti genesi di speranze
or vestite della stessa tonalità incerta
 del giorno che ha  da venire.
  Sono ritratti di felicità, sussurrati nel silenzio
 ad aprirsi e chiudersi senza memoria e volto
- immersi nel velo della nebbia -
musica e rumore di lembi della nostra esistenza
  a sorriderci ancor  prima di nascere
[quasi schegge intrecciate ]
di colori  chiuse dentro alle pareti del recipiente oscuro..
    Ecco prendetene una!
 Ora dal vaso poggiato a terra
E abbia finalmente pace d'ognuno la tormentosa veglia
  colla menzogna  ad annullare ogni dura verità
Mentre la voce del mercante
intanto va a perdersi al di là dei monti
inabissandosi- cenere divorata dallo spazio...
-lo strano viandante...

E chi fosse o chi era stato
- forse  nessuno mai lo  saprà

Carolina Parrilla

ispirazione su immagine di Kurtz 58
 



Sussurrato da sognodiluce Ora: 14:25 commenti (3)
lunedì, 07 luglio 2008
Title:

        

                                              DonneSalentine-1999---olio-

 

Nella terra desolata del mio cuore

ci sono donne che dimenticano

l'amore e sposano il dolore.

Sempre in nero, vestite uguali,

il destino sulla fronte

e i calli sulle mani.

E tra le pietre bianche

dei giorni consumati

e le pareti di una via

che il sole non ha scalfito,

sono in attesa, ad aspettare

qualcosa che non torna.

Le ombre della sera

giocano con i contorni,

in una mente stanca.

E al declino del giorno,

improvvisamente un lampo:

Io l'ho visto, in quel campo mio figlio,

quando un tenente

gli ha dato in mano un foglio.

E lui impassibile,

si è scrollato il sudore dalla fronte,

e lasciando la campagna,

mi ha abbracciato così forte

ed è partito per il mondo.

Ho visto il sole addormentarsi

nella notte dei desideri.

Le parole dell'altra donna,

con lo sguardo all'orizzonte.

sibillano imponenti

come tuono nella pioggia.

Ha il fazzoletto stretto

legato bene al collo,

ero lì, sù quella loggia,

ma forse non era il sole,

e forse nemmeno ieri

nella guerra dei miei pensieri.

Forse è solo un'ora che aspetto

che s'avveri quel che spero.

Ci sono giorni

in cui aspetti qualcuno che ritorna,

e ci sono giorni, in cui sei tu

che vai incontro

a qualcosa che in te s'incarna.

Ma questi occhi non hanno più la luce,

e i sentieri del destino

non conoscono la pace.

Ci sono solo ombre

nel mare del mio cuore,

e solo il niente nel far della sera.

Anche se gli occhi si colorano

alle luci addormentate,

sanno bene che si tratta

di un miraggio consumato.

E improvvisamente ancora un lampo

e la mente ricorda

nel sussulto della notte,

che quel faro nella nebbia

squarcia il buio della sorte.

Mio figlio è lì, ancora dice,

e sento il suo richiamo

ancora più forte.

Ma forse non verrà la notte,

forse quel faro illumina solo

la vita del porto.

anima21



Sussurrato da anima21 Ora: 06:52 commenti (3)
mercoledì, 02 luglio 2008
Title:

                                                                          Autumn_Cognac_-_Region

 

Soffia dolce il vento caldo d'estate

sulle colline dell'appennino,

mentre percorro veloce una strada ombrata

dal color paglierino.

Vorrei arrivare al casolare

prima che imbrunisca,

e prima che in questa moto

la benzina finisca.

Il paesaggio che mi abbraccia veloce,

mi porta l'odore di muffa, di funghi e di noci.

E' la terra dove sono cresciuto,

dove dormono i ricordi

che gli anni mi hanno quietato.

Come quei giorni picchiati dal sole

e da un vento fatato,

la calura batteva

sulle persiane e sul campo delle patate.

Nascosti in quell'albero cavo fuori dal mondo,

avevo te al mio fianco a dividere il tempo.

Il tuo sorriso era un dolce linguaggio

che sento ancora,

nel profumo dolce e selvaggio

di anche quando stendevi il bucato

al sole di campagna.

Anche lì fermavi il tempo e lasciavi il segno.

E mio padre ti ammirava,

sognava con te mentre curava la vigna.

Vedo il mare così azzurro e immacolato

che si confonde con il cielo infinito e mielato,

e mi viene in mente quando di colpo correvi via

per raggiungere l'acqua nella sconfinata poesia.

Correvi scalza per liberare i tuoi anni,

e nel segreto mi dicevi, ho solo vent'anni.

Ma eri la sposa bambina per gente del paese,

e per mio padre, un tipo gentile e cortese.

E poi quella festa nella sera perlata,

per consacrare il primo vino novello

lieve e profumato.

Ho sempre amato quegli anni inviolati dal tempo,

 li ho appesi nel quadro dorato del mio sentimento.

Vorrei solo raggiungerli presto 

prima che la sfumatura viola della sera

bruci al calore del mio cuore

per continuare a sognare ancora.

anima21



Sussurrato da anima21 Ora: 06:32 commenti (4)
lunedì, 30 giugno 2008

Si narra che tantissimi anni or sono al di là del mondo all'epoca conosciuto,esattamente ubicata oltre le colonne d'ercole si trovasse un isola felice ...La popolazione quasi interamente composta da pescatori e saggi viveva pacificamente ,attendendo con laboriosità e solerzia alle attività quotidiane: dovete sapere infatti che questa terra era stata benedetta dal Signore di tutte le cose e si distingueva dalle isole limitrofe per la grande bellezza, essendo quasi totalmente circondata da un mare cosi terso che fedelmente rispecchiava la purezza del cielo sovrastante... Onde spumose si inanellavano dolcemente sulla spiaggia dorata a lambirla con tenere carezze di schiuma e lussureggianti palmizi donavano ombrosa frescura a chi di li passava; sia fosse un forestiero in visita o un indigeno intento a godere con attonito stupore di tutto quell'incanto generosamente elargito dagli Dei ...Ecco era proprio un oasi tranquilla e stupendi palazzi dove vivevano i grandi saggi accentuavano la magia e la perfezione di quel luogo dove lo scorrer delle ore trascorreva sereno scandito solo dai gridi dei gabbiani intenti a sorvolare la spiaggia deserta in  cerca di cibo ...In quest'angolo di terra sconosciuto ai più viveva kahan il gran sacerdote capo di tutti i saggi e consigliere dell'impero del popolo della terraferma il quale vedovo da parecchi lustri,abitava con la bellissima figlia Narizen in uno degli edifici più belli dell'isola ...La ragazza di indole mite e piuttosto malinconica aveva l'abitudine di recarsi almeno due volte al giorno in riva al mare per ammirare il nascer del giorno 
stagliarti sopra la linea dell'orizzonte con i colori rosati d'aurora  e il corallo rosso cupo tracciato sui morbidi cerchi dell'acqua nell'ora del crepuscolo...


Solitamente occupava questo spazio di tempo libero a lei concesso magnanimamente dal padre  raccogliendo conchiglie con cui poi si dilettava a intrecciare collane e altri monili oppure a meditando immersa in quell'atmosfera incantevole
ove con spaziando con la fantasia si sentiva libera di librarsi in altre dimensioni ...

E fu appunto durante uno di questi momenti per lei  unici  e irripetibili mentre attenta ascoltava l'incessante respiro dell'acqua  rifrangersi in echi dal guscio di conchiglia raccolto un attimo prima che Zahrec re del popolo sommerso la vide rimanendo istantaneamente  abbagliato da tanta gentile soavità. Infatti la fanciulla sedeva apparentemente estranea al posto in cui si trovava, sulla battigia  e il vento dolcemente soffiava sui suoi neri capelli scompigliandoli in morbidi riccioli attorno al viso dall'ovale perfetto, ella indossava quel di una candida tunica modellata armoniosamente attorno al corpo di cui si poteva indovinare la grazia flessuosa delle forme. In cuor suo Zahrec decise che sarebbe diventata la sua sposa e si avviò a passo svelto incontro  a quella figuretta  che tanto aveva colpito la sua attenzione ...Temeva di spaventarla avvicinandosi troppo e per dir la verità si sentiva enormemente imbarazzato, ma fu lei a invitarlo con un' espressione talmente dolce contenuta nei grandi occhi chiari- quasi un tacito assenso a osare ....Era avvenuto un miracolo che poche volte si verifica nel corso di un' intera esistenza, una magica empatia che per comodità definiremo amore a prima vista ... Fu cosi che pochi giorni dopo il Re chiese la mano della giovinetta al padre che molto onorato e contento per l'avvenire senz'alcun ombra di dubbio, luminoso della figlia prontamente gliela accordò . I due giovani profondamente innamorati in breve si sposarono e andarono a vivere sul fondo dell'oceano. Niente intaccava la loro felicità e la vita trascorreva lieta tra feste e danze fino al malaugurato giorno in cui un araldo portò  l'atroce notizia ...Era scoppiata la guerra e il re doveva partire in soccorso dei suoi alleati , fu allestita la flotta reale e la regina stessa si recò  a salutare il marito prima che salisse sulla nave ammiraglia ,la più bella e grande della flotta...."Và sposo mio e torna presto perchè io senza te moriro'!


Queste le sue parole bagnate dalle lacrime, prima di veder le vele della nave sparire sfumando nelL'azzurro ...
Tornando sola verso la reggia  sentiva muover dentro se, uno strano presentimento: che quella sarebbe stata la loro ultima volta insieme e non lo avrebbe più rivisto...Ad ogni alba andava sulla riva per osservare tra un battito e l'altro del suo cuore se per caso le navi fossero di ritorno ... Questo per parecchi anni, finchè una mattina poco prima dell'alba giunse la triste notizia della morte dell' amato sposo e del suo equipaggio inghiottiti da una violenta tempesta sulla via del ritorno ...Per un istante tutto si fermo' intorno a lei ..No..Non poteva essere e correndo raggiunse il punto dove si era verificato il loro primo incontro, disperata voleva gettarsi in tra i marosi onde raggiungere  il suo amore ..Però  il Signore di tutte le cose ebbe pietà del suo dolore e le concesse di esprimere un desiderio...

 
"Non posso far rivivere il tuo sposo nè concederti la morte per riunirti a lui, poichè non è ancora venuto il tuo tempo le disse apostrofandola con dolcezza... Ma posso esaudire  qualsiasi altra cosa tu scelga: quindi decidi ora.."


"Se possibile Suprema entità vorrei trasformarmi in onda, in modo da esser sempre congiunta a colui che amai più di me stessa" ...E sia sarai onda in perpetuo moto dell'oceano e siccome il tuo amore è stato grande ogni anno su questa spiaggia nella prima  notte di plenilunio il tuo sposo e tu stessa prenderete nuovamente sembianze umane in modo da potervi riabbracciare.. Però ricordati questo avverrà solamente il tempo di un moto di brezza, poi lui tornerà nella casa dell'eterno splendore e tu sarai lieve spuma a delineare l'apice dell'onda.. Questa è la mia volontà! Da tutti  sarai conosciuta come Narizen
la sposa del mare, poichè tale vastità ebbe il tuo sentimento e adesso vai dovunque l'inquieto soffio del vento ti spinga ..
Finchè l'era di questa terra non finirà ...

Da allora vaga l'onda  in incessante moto aspettando l'istante designato
per vedere ancora una volta il suo amore -perduto tra i flutti.

stella marina.gif (4212 byte)

Carolina Parrilla



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Si annida in: racconti, immaginazione
mercoledì, 21 novembre 2007

Era bello
quel tempo andato,del cavallo
a trainar la carozza e la tremula fiamma di candela
unica luce a splendere nel buio
 
Era bello
quel tempo antico
quando passeggiando,solo aria pulita
entrava dentro ai polmoni
 
E il cielo era azzurro
e non grigio o nero
si era bello,ascoltare il fruscio del vento
far sussultar le foglie con il verde dell'erba, i fiori
e il canto degli uccelli
 
Un mondo forse demodè
 che adesso non esiste più-placido e tranquillo
a sgranar lento, il fiume dell'esistenza
  
Di prati e di bambini
con nuvole leggere,sciogliersi in frange di brezza
e le notti chiare di stelle e di falò
accesi sulle spiagge...
 
Per sentir cantare il mare
una serenata alla luna_sospesa lassù
all'imbrunir del giorno a pianger lacrime di neve...
 
Era bello il desco al desinare
con il tepore d'un camino e il ceppo
scoppiettante nell'inverno quando la gallina
 si mangiava solo a Natale e la carne, un lusso
perchè tutti eran poveri..
 
E le donne stavano
ad attender ai figli e al casolare
in attesa dell'uomo a procurare il pane...
 
Ma se putacaso
per una balsana ipotesi ci si dovesse tornare...
Ditemi-ci sapremmo stare?
 
Immaginatevi
quasi per uno scherzo del destino
di fare un viaggio a ritroso nel tempo
cosi, come per magia...
 
Niente piu' vetrine scintillanto
nè luci nè pc,telefoni o hifi
nessuna discoteca aperta fino a tarda notte
nè polvere di sogni venduta per le strade..
 
Come si metterebbe?
Magari ci dovremmo riadattare
o forse sarebbe meglio
non aver nessuna di queste moderne comodità.
 
Allora si potremmo guardarci
tutti negli occhi e anche dialogare
quieta sembrebbe la vita,però quanto piu' bella?
 
Pensateci_orsù,almeno un poco...
poi con umiltà,dopo esservi esaminati
lasciatevi cullar da queste onde
 che vi portano indietro a tanti anni fa...
 
 Quasi un eco nella vostra mente
simili a un rumore dolce
una nenia ad accarezzar lieve, il cuore
che fluttua tutt'intorno,dando vita alla fantasia
 
Chissà
se nel profondo vi rispondereste
che sarebbe si..senz'altro meglio
di questa iniqua realtà...
Carolina Parrilla
 
 


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martedì, 20 novembre 2007

I figli della notte
percorrono,solo strade buie
e non hanno occhi o volto
ma maschere di cartapesta...

Mentre vagano
sciogliendo i passi tra i vicoli deserti
e appargono all'improvviso
-cosi dal nulla..

Esuli d'un tempo
che sgrana eterno i mutamenti
di questo esistere...

A vendemmiar attimi dispersi
in quei residui d'anima,sbocciati nella mente
che definiamo ricordi
ed escon desiderosi di rivivere nell'oscurità...
 
I figli della notte
non hanno bocca o voce per fiatare
solamente un sussurro sommesso
a sfumare in un rauco lamento...

Quasi un sussulto di fronde
carezzante dal vento ormai freddo
nel silenzio di marmo
in espansione d'echi _oltre l'infinito..
 
E non vedano stelle
sopra il cielo
nè nuvole stagliarsi all'orizzonte
in quella solitudine che affiora
quasi un colore assente a stendersi sulla terra
con lacrime di luna,raccolte tra le dita...
 
Sogni seminati
come petali di velluto
d'una rosa ormai appassita
a salpare aldila' dei vetri
in macchie cancellate dal niente
a volteggiare intorno,con i suoi strani aromi...
 
I figli della notte
non hanno mete da seguire
nè traguardi da raggiungere...

Son solo sagome
fluttuanti dentro a un filo di fumo
e non si vedono e non si toccano
e non si affrerrano ..
 
Perchè si dissolvano
nel chiaror dell'alba sulla nebbia_lentamente
...
-irraggiungibili...

Col sole
che emana il suo calore sul mondo
a pulsare vita
 nel giorno e i profumi
sul gelo dei tetti addormentati.

Carolina Parrilla

 



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